Anni ’50 : la scelta di Casoria come polo di sviluppo industriale

Nella graduatoria ricavata in base alle percentuali di incremento demografico tra i censimenti del 1951 e del 1961, Casoria figura al terzo posto con il 32,80 % di aumento degli effettivi di popolazione. La precedono due comuni della fascia costiera orientale, PORTICI (42,60 %) e POMPEI (35,45 %) , e la seguono due comuni della zona occidentale interna, Qualiano (30,75 %) e Quarto (27,35 %) che però, rispetto agli altri, conservano caratteristiche più marcatamente rurali.
Dove invece il primato di Casavatore e Casoria si rivela nettissimo, non solo nei confronti degli altri comuni dell’arcipelago napoletano, ma anche di quelli più dinamici delle province di Caserta e Salerno , e nel campo dello sviluppo industriale. Una gradatoria elaborata dalla Commissione per il Piano Regolatore di Napoli attraverso l’esame delle percentuali d’incremento del numero degli addetti all’industria nel periodo 1951/61 vede infatti al primo posto Casavatore, con un aumento del 1300 % , seguita da Casoria con il 458 %, da Quarto con il 267 %, da Sant’Antonio Abate con il 217 % e da San Giorgio a Cremano con il 212 % .
L’aspetto più appariscente della crescita di Casoria e Casavatore consiste dunque nello sviluppo industriale. E’ Bene quindi cercare di farne un po’ la storia.
Il volto moderno di Casoria comincia a delinearsi all’inizio degli anni cinquanta. Nel 1948 il dr. Paolo Cova, piemontese , esperto in lavorazioni chimiche, è a Napoli alla ricerca di una zona prossima alla città ove installare un complesso per la produzione di resine sintetiche. Sulle prime egli s’orienta, anche per suggerimento degli organismi economici napoletani, verso la periferia occidentale della città, nella zona della Mostra d’Oltremare, tra i quartieri di Fuorigrotta, Soccavo e Bagnoli, ove da poco è risorto dalle rovine belliche l’impianto siderurgico dell’Iva e dove vanno sorgendo un grosso cementificio e numerose aziende, prevalentemente meccaniche, di medie dimensioni.
Tuttavia l’eccessiva vicinanza alla città, la preoccupazione di dover dipendere per l’approvvigionamento idrico dall’acquedotto urbano pagandone le relative tariffe, la difficoltà di scaricare le acque di risulta e altri dati facilmente rilevabili dissuadono il Cova da questa scelta ubicazionale. Circa un anno fò di sopralluoghi diretti e di raffronti tra le diverse zone che circondano Napoli compiuti sulle carte a grande scala lo convincono invece dell’opportunità di un insiedamento nella zona a nord della metropoli, sul territorio di Casoria. A quanto ci è dato sapere gli elementi che condussero a questa decisione furono, in ordine di importanza, la disponibilità di acqua, di energia elettrica, di scarichi; una rete stradale che rendeva agevoli i collegamenti tra lo stabilimento, Napoli Roma, e che più tardi, in conseguenza dell’apertura dell’Autostrada del Sole, li avrebbe resi agevoli anche con le regioni settentrionali; collegamenti ferroviari altrettanto vantaggiosi; manodopera abbondante. Evidentemente questo ordine di priorità tra i diversi incentivi all’insediamento rispondeva alle particolari esigenze dell’azienda da impiantare; un’azienda chimica che deve poter disporre soprattutto d’acqua e d’energia elettrica, dipendente dal Nord Italia e dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime ( di qui la particolare attenzione rivolta alle reti di comunicazione e alla presenza d’un porto nelle vicinanze) e che, invece, ha necessità meno rilevanti dal punto di vista quantitativo per quel che concerne la manodopera.

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